Cerca
  • Maria Elena Cristiano

"Virus", un mio racconto nell'antologia Z di Zombie 2021.



Zombie è un termine anglosassone derivato direttamente dal creolo haitiano zonbi, parola che deriva a sua volta dal bantu nzumbe. La figura del ritornante è strettamente legata alla tradizione vudù, in cui potenti sacerdoti, i bokor, tenevano l'anima di un trapassato intrappolata una sorta di borraccia. Lo spirito così imprigionato serviva per richiamare in vita il corpo del defunto e renderlo loro schiavo. L'accezione occidentale del putrefatto camminatore è, però, piuttosto diversa dalla sua mitologica origine e la fama dei cannibali dell'oltretomba la si deve quasi interamente al genio del compianto George Romero che nel 1968 con il lungometraggio "La notte dei morti viventi" dette il via alla sua personale carrellata di masticatori di encefali inaugurando un genere filmico, narrativo e fumettistico quanto mai prolifico. Da "L'alba dei morti dementi", a "Zombieland", passando per il gioiellino di Jarmush "I morti non muoiono", per approdare alle peripezie di Rick e Negan nell'ormai un po' stantio "The Walking Dead", la fortuna dei lenti cadaveri ambulanti sembra non conoscere sosta. Ma perché questa figura a dir poco rivoltante ha avuto tanta presa nell'immaginario collettivo? Sicuramente perché la possibilità che un cadavere in avanzato stato di decomposizione torni a tormentare amici e parenti, è una della paura più ataviche dell'animale uomo, ma, probabilmente, la ragione di tanto successo risiede anche negli aspetti più strettamente sociologici di questa creatura dell'orrore. Gli Zombie mangiano cervelli perché il loro non funziona. Camminano lenti, in branco. Non ragionano. Sono una mandria informe. Sono la perfetta metafora di una società vuota, che non pensa autonomamente, schiava del politicamente corretto, del sentire comune, della pubblicità, della massificazione e della mercificazione. Romero iniziò, sulla scia di "They Live" di Carpenter, una rivoluzione. Poi è arrivato "Warm bodies" a banalizzare il tutto, ma questa è un'altra storia...

Questo exursus serve a introdurre un'antologia a tema Zombie pubblicata da LetteraturaHorror.it, dal titolo "Z di Zombie 2021". In questa carrellata di teste mozzate, bambini antropofagi, tombe scoperchiate e sangue rappreso, c'è anche un mio racconto dal titolo "Virus". Sono davvero molto contenta di essere stata selezionata per questa antologia, soprattutto perché non avevo mai scritto nulla di simile prima. Ho sempre apprezzato i figli di papà Romero, ma non avevo mai avuto occasione di scambiarci quattro chiacchiere così da vicino. Puzzano, sono sgradevoli e ci rammentano fin troppo bene che fine faremo tutti, ma a parte questo, sono simpatici. Nella short story che ho scritto ho tentato di mettere in stretta correlazione il periodo di claustrofobica pandemia che stiamo vivendo, con l'apocalisse dei ritornanti. Ci sarò riuscita? A voi giudicare leggendo il libro che potete trovare qui:


- Z di Zombie 2021






Se ti è piaciuto questo articolo, adorerai il mio nuovo romanzo:

"Belial. Le radici del Male"

50 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti