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  • Maria Elena Cristiano

It - Chapter Two. Recensione.

"It" è il secondo romanzo che ho letto di mia spontanea volontà, senza imposizioni scolastiche o consigli familiari. Avevo quattordici anni ed ho divorato le 1300 pagine del tomo partorito dall'inventiva dell'incommensurabile Stephen King, con la velocità di una tarma da sughero. Da quell'estate di inizio anni '90 ne ho macinate milioni di parole, ho imparato ad amare Kafka, Shakespeare, Davidson, Poe, Lovecraft, Stevenson, Suskin, Stocker, Matheson, Dick e mille altri, ma se ho deciso di fare la scrittrice a tempo pieno è solo per colpa di questo libro. "It" non è una storia dell'orrore, ma un romanzo gotico di formazione dove il concetto stesso di paura viene analizzato, eviscerato, sezionato ed esposto al lettore.

Attraverso la parabola dei "Perdenti", King tratteggia un viaggio nella crescita dell'essere umano, narrando il passaggio dall'infanzia all'età adulta attraverso una sorta di rituale che obbliga chi vi si sottopone a convivere, non a sconfiggere, con le proprie paure.

Il terrore di essere esclusi, vilipesi, emarginati, giudicati per il proprio aspetto, per i propri gusti sessuali, fino alla sublimazione delle nevrosi, delle fobie come quella della morte, delle malattie, dell'inadeguatezza o dei sensi di colpa, vengono delineate dall'autore con impietosa crudeltà, fino a giungere alla consolatoria assoluzione finale. E' ovvio che nessun lungometraggio potrà mai rendere su schermo un progetto così complesso per struttura, numero di personaggi, arco temporale coperto e lunghezza. Fatto questo doveroso preambolo, veniamo a "It - Chapter Two", visto ieri sera in un cinema della Capitale, stipato di Nerd armati di bicchierone di carta commemorativo come quello che stringo in foto... 



Se il primo capitolo del regista argentino tanto caro a Guillermo del Toro aveva risentito di un'eccessiva brevità, questa seconda parte con le sue due ore e cinquanta minuti copre più degnamente un arco narrativo importante. La sceneggiatura di Gary Dauberman regge bene il ritmo e, seppur con qualche smagliatura nell'intreccio, mette in luce e risolve le strettoie e i nodi gordiani della storia. La fotografia del peruviano Francesco Varese è semplicemente perfetta e regala agli spettatori degli squarci di una Derry immaginaria, ma convincente, sospesa fra i ricordi dei protagonisti e le presenti angosce. Gli effetti speciali, curati da Nicholas Brooks, sono grotteschi e spaventosi al punto giusto, capaci di strappare risate e grida in pieno stile jump scare. Memorabile l'anziana e canuta signora che invita Bev a bere un the nel suo vecchio appartamento: 

non potrete non amarla. Muschietti si districa con sapiente lucidità fra le maglie di una moltitudine di personaggi, cercando di dare ad ognuno dei caratteri il giusto spazio sullo schermo. Ne deriva una visione lineare, chiara, non appesantita da inutili didiscalismi, che accompagna lo spettatore al Grand Guignol finale, ricco di visual effects e di pathos. Mi spiace molto ammettere che fra le interpretazioni quella di James McAvoy, Bill Denbrough, non brilla e non spicca. Il caro Professor Xavier indugia, senza motivo, in smorfiette in stile Patricia di Split che, in questo contesto, sono a dir poco fuori luogo. Stessa performance insignificante per la bella Jessica Chastain, che, ben lontana da ruoli intensi come quello dell'incestuosa sorella di Tom Hiddleston in Crimson Peak, qui ci regala una recitazione scialba, opaca, che nulla ha a che vedere con l'iconico personaggio di Beverly Marsh del romanzo. Sorprendente, invece, la prova d'attore del comico ed imitatore Bill Hader che tratteggia un Richie Tozier vibrante, spontaneo segretamente innamorato dell'amico Eddie Kaspbrak, interpretato da un bravissimo James Ransone. Menzione d'onore va all'affascinate Bill Skarsgard, figlio del professore amico di Thor in the Dark World, che si infila nuovamente, ma con risultati decisamente più soddisfacenti, nel costume di crinoline bianche e rosse come il trucco che segna il volto deforme del suo Pennywise, il Clown Ballerino. L'attore svedese riesce a creare un mostro che è un mix di beffarda tenerezza e inconfessabile crudeltà. Scena simbolo di questa particolare commistione è l'omicidio cannibalico della bimba con la voglia di fragola sulla guancia, divorata viva sotto le gradinate di uno stadio. Con buona pace degli "estimatori" della mini serie televisiva del 1990, questo pagliaccio straccia letteralmente il buon vecchio Tim Curry, molto più bravo come transessuale vampiro, il mitico Frank-N-Furter del Rocky Horror Picture Show, che come circense assassino.

Nel complesso "It - Chapter Two" è un ottimo prodotto che probabilmente non resterà negli annali del cinema, ma che è capace di regalare brividi e risate.

Da segnalare il gustoso cameo di Stephen King a metà, circa, della pellicola.

E ora… tutti a leggere il romanzo!

Lunga vita al Re!




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https://www.lafeltrinelli.it/libri/maria-elena-cristiano/malefici/9788894433593


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