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  • Maria Elena Cristiano

Happy Birthday Mr. Grendizer

Ufo Robot Ufo Robot Ufo Robot Ufo Robot Si trasforma in un razzo missile Con circuiti di mille valvole Tra le stelle sprinta e va. Mangia libri di cibernetica Insalate di matematica E a giocar’ su Marte va. Lui respira nell’aria cosmica E’ un miracolo d’elettronica Ma un cuore umano ha. Ma chi è ? Ma chi è ? Ufo Robot Ufo Robot...



E tutti noi adulti ancora non troppo cresciuti eravamo lì, proprio lì: inchiodati davanti a quella scatola quadrata, con il video appannato dalla nebbiolina di una ricezione non proprio perfetta, con le mani appiccicose di nutella ad aspettare che il gigante di acciaio sfoderasse la sua "alabarda spaziale" e distruggesse i vegani (le truppe di Vega, non gli integralisti animalisti). Ma che ne sanno i millennial, gli intrippati di trap che si infilano i mocassini senza calzini, si stordiscono di risvoltini e credono che Goku sia il primo manga della storia. Che ne sanno di battaglie epiche, tutte uguali, combattute a suon di armi rumorose e dai nomi improbabili, di amori mai nati, ma solo sussurrati, di lotte ambientaliste ante litteram e dell'illusione che il bene trionfa sempre sul male, della soave bugia che il mondo di Go Nagai ci ha inculcato e cioè che ci sarà sempre un eroe pronto a salvarci quando tutto sembra perduto. Quella struggente nostalgia che ci rimanda a qualcosa di buono, di consolatorio, di indispensabile, quella sensazione di protezione che ci ha accompagnato da bambini e che oggi ci manca, la esprime egregiamente Alessio Caraturo nella sua versione acustica della sigla di chiusura più famosa della storia dei cartoni, con buona pace di Cristina D'Avena.



In Italia la prima messa in onda di Godrake avvenne il 4 aprile 1978 sulle frequenze di Rai 2. Alle 18:45 una compunta Maria Giovanna Elmi annunciò, con tanto di introduzione didascalica, la prima puntata di "Atlas Ufo Robot" (da notare che Atlas significa letteralmente atlante, e nella versione francese del cartone animato acquistata dalla Rai, stava ad indicare il copione e non faceva, ovviamente, parte del titolo della saga). Dopo l'apparizione del robottone con i pugni perforanti, il mondo del fantasy infantile non fu più lo stesso. Con un colpo di maglio rotante furono spazzati via pinocchi e fatine, topi e gatti, canarini e rassicuranti nonnine, per far posto alla versione rimaneggiata di samurai tutto onore e buoni propositi. Ottimi valori, certo, ma che fecero storcere il naso e rizzare i capelli ai morigerati e bacchettoni genitori cattolici che incolparono l'integerrimo Actarus di deviare le menti dei loro innocenti pargoli (noi), catapultando quegli angioletti in un mondo fatto di violenza. Così, mentre il cartone mieteva consensi, 600 genitori diedero vita alla "Crociata di Imola", raccogliendo una consistente mole di firme per far chiudere lo show e scomodando addirittura il governo, ottenendo un'interpellanza parlamentare (sì, sì... in Italia il cazzeggio istituzionale vanta un retaggio nobile e storico). Ovviamente il bigottismo di quattro esaltati non ottenne il risultato sperato e noi oggi festeggiamo felici i primi 40 anni di uno dei nostri eroi. Dopo Goldrake, Tokio è stata distrutta da innumerevoli Golem di ferro guidati da impavidi ragazzotti dai capelli vaporosi. Da Mazinga a Jeeg Robot d'Acciao è stato tutto un susseguirsi di raggi gamma e minigonne vertiginose, e la maggioranza di questi arditi combattenti, primo fra tutti il tormentato Duke Fleed, hanno avuto la voce di Romano Malspina, doppiatore cristallino, a tratti inespressivo, che ci ha accompagnato tenendoci quasi per mano un po' come il fedele menestrello dei 45 giri delle vecchie "Fiabe sonore". Nota a margine: ho avuto modo di intervistare Malaspina qualche anno fa e, a parte l'indubbio piacere di chiacchierare con il Dottor Kildare, devo ammettere che è davvero un simpatico psicotico, che adora il Dio Arian e ha un Goldrake vestito da nazista nel salotto. (Un consiglio: non intestarditevi ad incontrare i miti della vostra infanzia... potreste davvero rimanerci male).

Grendizer diventa così un'icona, al pari della Marilyn di Warhol, che continua ad ispirare artisti e cineasti.

Nel video della meravigliosa "Una chiave" di Michele Salvemini, in arte Caparezza, potete ammirare la sagoma del robottone che si staglia in fronte alla telecamera.



Il premio Oscar Guillermo Del Toro produce e cura parte della sceneggiatura di Pacific Rim, solo per la gioia di portare su grande schermo gli eroi con cui è cresciuto.



E noi, nel nostro piccolo, collezioniamo action figures e dvd alla caccia di quell'infanzia perduta, ma mai abbandonata.


Auguri Goldrake e mille di questi giorni.

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