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  • Maria Elena Cristiano

EXUVIA - Il ritorno del Capa Rezza



Lo avevamo lasciato in fuga da una prigione più mentale che fisica con il numero 709 appuntato sulla divisa carceraria. Quello riccio della banda bassotti, in sintesi. Facezie a parte, nel 2017 Caparezza ci ha regalato uno dei dischi più musicalmente complessi, personali, arrabbiati, ironici e malinconici degli ultime vent'anni. Uno dei dischi entrati di prepotenza nella mia personale classifica di capolavori. Un tour fantastico. Il ritorno di "Saghe Mentali" nelle librerie (andate a recuperarlo...) e poi i soliti anni di silenzio. Dove sei, Caparezza, dove sei... a farsi i fatti suoi, come è giusto che sia. In piena pandemia, che ogni allegrezza si porta via, arriva l'annuncio del barbuto geniaccio in persona che comunica che a mezzanotte del 30 Marzo ci saranno novità. La novità si intitola EXUVIA, primo singolo dell'omonimo nuovo album che uscirà il prossimo 7 maggio (io l'ho già pre ordinato, fate altrettanto, fatevi un favore). E, come fu per "Prosopagnosia", il nostro eroe fa un didascalico e colto post su Instagram dove spiega cosa significa EXUVIA:

"in sintesi, è ciò che rimane del corpo di alcuni insetti dopo aver sviluppato un cambiamento formale.

Un calco perfetto, talmente preciso nei dettagli da sembrare una scultura, una specie di custodia trasparente che un tempo ospitava la vita e che ora se ne sta lì, immobile, simulacro di una fase ormai superata."

(Piccola nota a margina: esce "Museica", compro un'enciclopedia di arte e riapro la Divina Commedia - ma chi cacchio è Filippo Argenti??? Ugolino, ok, me lo ricordo; Paolo e Francesca erano i due tronisti ante litteram, ma sto Argenti proprio non mi sovviene-, esce "Prisoner 709" rispolvero i miti greci e quello che mi ricordavo dell'esame di neurologia...)

Così prima ancora dell'ascolto del brano, impariamo una nozione di entomologia, che può sempre servire. Il video è agile, fluido, un cortometraggio quasi in stile neorealistico, non male.

Il pezzo, spacca.

Senza tanti giri di parole. Un arrangiamento che trasuda elettronica e sacralità, un ritmo vagamente ipnotico che richiama i riti iniziatici citati nel testo, che, come quasi tutti quelli del Caparezza 2.0, è personale e ferocemente introspettivo. Sarà che siamo quasi coetanei (ho detto quasi!), ma da "Museica" in poi, da quando Michele Salvemini ha un po' messo il suo alter-ego salterino in un angolo, le liriche delle canzoni hanno avuto un impennata imbizzarrita di profondità. Ti ci rispecchi al primo ascolto, al secondo ancor di più. E' da stanotte che il pezzo gira sul mio iPod, e quel "gioco alla pari con l'età" non smette di rimbombarmi nelle orecchie.

Come ogni scelta musicale e comunicativa, nulla viene lasciato al caso. La canzone parla di mutamento e trasformazione: esce a mezzanotte, il confine fra due giorni, la soglia del cambiamento per eccellenza. La copertina del disco omonimo? Un cerchio con tre spirali che convergono verso un cerchio più piccolo, una sorta di Triscele (o Triskele).






Come cos'è? E' uno dei simboli celti più antichi ed evocativi, che, fra le altre cose, rappresenta l'intreccio fra Mente, Spirito e Corpo, e la Creazione, Distruzione e Rinascita.

Non ho idea di come saranno le altre 13 canzoni del nuovo album, ma di una cosa sono certa: sono davvero felice che Caparezza sia tornato.




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"Belial. Le radici del Male"

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