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  • Maria Elena Cristiano

"Belial. Le radici del Male", il mio nuovo romanzo.


Il romanzo più bello è quello che scriverò...

Così, in genere, risponde ogni bravo e compunto scribacchino quando qualcuno gli chiede a quale delle sue creature di carta sia più affezionato. Una risposta furba e politicamente corretta, ma niente affatto veritiera: ogni scrittore ha un proprio romanzo a cui è particolarmente legato o che reputa davvero meritevole.

Nel mio caso, modestia a parte, sono assolutamente fiera di aver scritto:

Belial. Le radici del Male

La genesi di questa mia ultima fatica (vi assicuro che è il termine più adatto) letteraria è iniziata una sera d'estate di un anno e mezzo fa (niente mascherine, né distanziamento sociale), seduta davanti ad una birra gelata insieme alla mia dolce metà, al secolo Davide, chiacchierando di zombie e di apocalisse sotto la luna di Maratea, a bordo di una piscina con terrazza a picco sul mare. Discorsetti estivi fra innamorati, insomma... però, dopo quella chiacchierata, l'idea della fine del Mondo così come lo conosciamo, continuava a girarmi in testa senza sosta. Ma come mettere questa intuizione su carta senza riferimenti a The Walking Dead o a Romero? Semplice: eliminando gli zombie dalla trama. E senza morti viventi, come fare arrivare l'Armaggeddon sulla Terra? Il mio cervellino nero e cattivo si è messo all'opera rispolverando nell'ordine: "Lo stano caso del Dottor Jekyll e Mr. Hide" di Stevenson, tutti i libri di Philpp K. Dick, la discografia omnia di Marilyn Manson e qualche album di Caparezza (inserire tutto nell'apposito frullatore e servire con una scorza di lime).

E dopo tre stesure, otto revisioni e qualche notte insonne la mia penna (o meglio il mio monitor pc) ha partorito "Belial", romanzo distopico dove il bene e il male vengono analizzati in maniera assolutamente laica per giungere alla loro assoluta annichilazione.

Il protagonista della storia è Anton Bogdanov, ricercatore di origine russa trapiantato negli States, per la precisione nella caleidoscopica città di San Francisco. Anton è ossessionato dal classico di Stevenson, che colleziona fin dall'adolescenza, e ripercorrendo le orme narrative tracciate dallo scrittore scozzese, si laurea in chimica e neuroscienze, concentrando tutti i suoi sforzi nella ricerca di un neurotrasmettitore capace di annullare gli istinti più bestiali e riprovevoli dell'animale uomo. Finanziato dal DARPA, ente governativo americano specializzato nella ricerca e nell'innovazione tecnologia, e affiancato dalla campagna e da un fidato collaboratore, il buon Bogdanov scopre una proteina capace di bloccare i raptus violenti, trasformando efferati criminali in soggetti perfettamente reintegrabili nel tessuto sociale e battezza questa portentosa molecola DJMH. Ma gli studi condotti dall'equipe che opera nei sotterranei del carcere di Alcatraz, dove il governo degli Stati Uniti ha allestito i laboratori di ricerca, porta alla luce anche un composto speculare alla proteina salvifica scoperta da Bogdanov: Pazuzu. Una droga capace di liberare la coscienza di chi la assume da ogni freno inibitorio, lasciando a briglia sciolta i demoni che albergano nel subconscio e rivelando la radice della natura umana. Bogdanov si troverà a questo punto di fronte ad una scelta: curare il Male o assecondare ogni sensazione che l'uomo è stato concepito per provare, sia essa turpe o ascetica?

"Belial" è un romanzo distopico, violento, politicamente scorretto, che gronda sangue e perversione, disperato e ottimista nella sua visione distorta di evoluzione e libertà. Un manifesto di agnostica ascesa verso le vette dell'Olimpo, e rovinosa caduta nei gorghi dell'Ade.

Inchinatevi a Belial e al suo nuovo ordine mondiale.



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